Il MCL è con Rosso

mcarmagnola 16 febbraio 2016 0

 

Incontriamo Mauro Carmagnola, presidente regionale del Movimento Cristiano Lavoratori del Piemonte.

“Dopo il grande successo in occasione dell’udienza con Papa Francesco, il MCL ha qualche idea per le amministrazioni che vanno al voto, in particolare, in Piemonte, il capoluogo Torino?”

“Innanzitutto il MCL in tempi non sospetti, non elettorali, ha convocato per marzo l’assemblea degli amministratori che hanno la tessera del movimento per definire una linea condivisa.”

“Quale?”

“Penso si vada alla promozione di liste civiche in cui i cattolici abbiano peso e visibilità, vicine ai problemi dei cittadini con candidati scelti nel confronto locale e non imposti dalle segreterie dei partiti (o da quanto rimane di esse). Come è stato scritto sui nostri giornali, una sorta di civismo nazionale.”

“E a Torino?”

“A Torino il nostro candidato Sindaco è Roberto Rosso. Lo conosciamo bene ed è stato un nostro dirigente provinciale. Ha fatto e sta facendo le nostre battaglie. Si candida col supporto di diverse liste tra cui una civica in cui confluiranno un certo numero di nostri amici appassionati di politica.”

“Dunque si supera il tradizionale scontro centro-sinistra – centro-destra.”

“Ormai questo scontro appartiene ad una fase superata della vita politica, quella, per intenderci dell’antagonismo Prodi-Berlusconi. Con l’avvento di Grillo e dei cinque stelle siamo già, perlomeno, al tripolarismo. Poi con la fine del Pdl decretata da Berlusconi, che rimise in pista il vecchio brand di Forza Italia, e con la trasformazione del Pd in una sorta di partito radicale molto frazionato siamo in presenza di una frammentazione e ad un’aspirazione ad una visione più identitaria delle forze in campo. Quello cui aspira anche il Centro di Rosso.”

“Dicevamo delle battaglie di Rosso sui temi etici.”

“Certo. Da parlamentare ha votato a favore della legge 40 ed oggi con molta nettezza dice no alle adozioni da parte di coppie gay (magari mascherate dalla solita foglia di fico di biblica memoria) ed anche alla reversibilità pensata per sostenere gli orfani e, quindi, difficilmente trasmissibile a chi orfani non può generare per la sterilità acclamata della coppia (a meno che non si rientri nelle problematiche dell’utero in affitto, ma questo è vietato dalla legge).

“Ma vi è anche qualche tema amministrativo caro al MCL, in comune con Rosso?”

“ Innanzitutto una certa idea di sussidiarietà. Il Comune può concretizzarla nell’educazione, soprattutto nelle scuole materne, e nell’assistenza. Fassino, invece, ha penalizzato gli asili pubblici a conduzione non statale pagando in ritardo quanto, peraltro insufficiente, il Comune doveva loro da convenzione. In secondo luogo vi è il tema delle tariffe da modulare a favore delle famiglie con figli e con anziani e disabili a carico: insomma il rilancio del quoziente Parma mai uscito dagli apprezzamenti in sede di convegnistica con le organizzazioni del terzo settore.

“E l’economia, anche quella che uccide?”

“ Anche in questo Rosso è d’accordo con noi. Vuole un rilancio di Torino fondato su una manifattura moderna e competitiva, non sulla finanza di carta o sull’effimero pagato dalla collettività. In questo modo si avrà, in un’area a grande vocazione industriale, lavoro buono e pulito, cose ben fatte, mestieri che si trasmettono di generazione in generazione. Il resto sono illusioni o manipolazioni.”

“Si parla di un Sistema Torino che ha governato la città o che comunque ha appiattito la destra sulle posizioni di sinistra, a partire dal governatorato di Ghigo. E Rosso dove stava? Con loro?”.

“Rosso è sempre stato estraneo a questo Sistema, in perenne attrito proprio col presidente della Regione Ghigo che, assieme al casiniano Vietti, erano funzionali al disegno che portava la sinistra a scegliere e gestire il futuro di Torino e la destra ad accontentarsi delle briciole di potere lasciatele dai detentori del potere. In questo senso l’endorsement dei due nei confronti di Fassino non stupisce chi analizzava con attenzione le vicende di Torino.”

“Il candidato Rosso parla con enfasi di sicurezza. Non è un tema troppo reazionario e populista, quasi in contrapposizione con gli accenti più solidaristici tipici anche del mondo cattolico?”

“La sicurezza immaginata da Rosso non è un facile razzismo, un epidermico fastidio nei confronti dei deboli e di chi proviene da lontano. Insomma non è la ruspa di salviniano conio. E’ un’assunzione di responsabilità da parte di tutti per rendere la città più vivibile e, così, anche più appetibile agli operatori economici. E poi, intendiamoci bene, le prime vittime della delinquenza sono soprattutto i più deboli: l’anziana scippata e raggirata, il commerciante che vede premiato l’abusivismo davanti al suo esercizio super-tassato, le persone che abitano le periferie abbandonate non quelle che stanno superprotette nella collina torinese o nei quartieri bene del centro”.

“Un tempo Torino era la rivale naturale di Milano, oggi resiste soltanto più la Juventus a reggere il confronto con il capoluogo lombardo.”

“Una ragione in più per cambiare rotta, dal momento che fino agli anni Ottanta se c’era la Milano da bere, c’era la Torino delle tante eccellenze, dall’auto alla telefonia alle compagnie assicurative all’editoria di qualità. Forse se dieci anni fa avesse vinto Roberto (perse per un pelo grazie anche a quanti s’intendevano col nemico) qualcosa in più avremmo. Ma i torinesi sono tenaci e sapranno recuperare il tempo perduto. Speriamo non facciano pasticci nell’urna, questa volta”

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